Trieste

08.06.2016 10:10

Rivista Comune di Trieste

TRIESTE UNA MINIERA DI ARTE E CULTURA ALL'AROMA...DI CAFFÈ

A che bellu café, solo a Napule 'o sanno fa. Niente di più falso dei luoghi comuni anche se immortalati da una canzone di un grande come De André. Perché il rito del caffè non è solo napoletano. E l'espresso è una "cioccolata", come lo definiva l'indimenticabile Eduardo, anche e soprattutto a Trieste dove la storia di quel "chicco" speciale si perde nella notte dei tempi.
Erede di Venezia nei traffici del Mediterraneo, lanciata come porto della Mitteleuropea dell'Impero Austriaco, crocevia di popoli e spesso con gli eserciti ottomani a un tiro di schioppo, Trieste vanta un rapporto unico e specialissimo con questa "droga" venuta da lontano e diffusa in particolar modo dai Turchi.

 

 

Prova ne sia l'importanza delle tante e incredibili caffetterie frequentate dalla cultura della Bella Epoque. Sedersi ancora oggi a una sedia dei superstiti Caffè (Caffè Tommaseo, Caffè degli Specchi, Caffè Tergesteo, Caffè San Marco, Caffè Stella Polare) significa sentirsi addosso persino lo sguardo paterno, affettuoso o soltanto curioso di James Joyce, Italo Svevo e Umberto Saba. Tutti hanno conservato il gusto austriaco (e viennese in particolare) ma soprattutto lo spirito mitteleuropeo della città. Quello spirito che più di recente sembrava aver abbandonato Trieste, se paragonato agli albori del passato, ma che è tornato alla ribalta proprio grazie al caffè e ai "Caffè" che continuano a tener sveglia la "bella addormentata giuliana". Infatti, quello di Trieste è oggi il primo porto del Mediterraneo per traffico di caffè (ha superato nel 2008 le 100 mila tonnellate) e registra il passaggio di quasi il 30% di quello importato in Italia. 
Così a Trieste il caffè è un vero business, ma continua ad essere anche un rito. Un rito cui nessuno può rinunciare a tal punto che chiunque metta piede in città resta attratto dai Caffè storici. Sono tutti ancora in centro, anche se, ahimè, sono diminuiti rispetto al passato. Da Piazza dell'Unità è facile fare una sosta nei differenti Caffè raggiungibili attraverso le stradine che da lì si diramano. Basta seguire quell'inconfondibile aroma che vi conduce direttamente nelle sale decorate con stucchi, specchi e mobili in stile liberty. Sono punti di ritrovo di intellettuali di ieri e di oggi e di una clientela differenziata che testimonia come le diverse anime di Trieste siano ancora tante.

 

A conferma che Trieste non è solo una città, ma un mosaico di culture. A testimoniarlo c'è la Fontana dei Quattro Continenti, simbolo tangibile dell'incontro tra le culture. Le quattro figure scolpite con tratti europei, africani, asiatici e americani sono abbracciate da una donna alata che simboleggia Trieste. 


Trieste, la mitteleuropea dalle sfumature blu. La città che abbraccia il mare, anzi lo accoglie in “casa”. A cominciare dalla grande Piazza dell’Unità che si raggiunge direttamente dal mare grazie alla Scala Reale. 
Su un lato della Piazza spicca l'imponente Municipio. Altro simbolo importante della città è senza dubbio il bianco "Faro della Vittoria” che illumina il Golfo. Dedicato ai caduti del mare del I conflitto mondiale, si distingue per la statua in rame della Vittoria (collocata all’apice della colonna) e in basso per la scultura del marinaio sotto il quale c’è l'àncora del cacciatorpediniere Audace, la prima nave italiana che entrò nel porto di Trieste nel 1918. 
Realizzato invece a picco sul mare, quasi volesse dominarlo, c’è l’Ottocentesco Castello di Miramare costruito per Massimiliano D’Asburgo, con il parco ricco di piante e animali e la riserva marina del WWF.