Vendemmia in Puglia 2017

12.11.2017 18:06
Vendemmia in Puglia, quella del 2017 la più povera negli ultimi 70 anni
Appese le forbici ed i secchi al chiodo, è l’ora dei bilanci per la vendemmia appena conclusasi in Puglia. I dati, stando a quanto riferiscono gli addetti ai lavori, non sarebbero per nulla confortanti. Si registra, infatti, un taglio della produzione di quasi il 30% rispetto al 2016. In termini pratici vuol dire “addio” ad una bottiglia di vino su quattro, seppur la Nazione continua ad essere in pole position nella produzione mondiale.
Al dato apparentemente sconfortante, però, si oppone la conferma che la qualità del vino prodotto nel 2017 resta alta. A riferirlo è la Coldiretti, al termine di una vendemmia che, quest’anno, è stata anticipata ai primi d’agosto e fortemente condizionata dalla siccità.
Senza voler “dare i numeri”, il bilancio riferisce che dei 40 milioni di ettolitri prodotti lungo tutto lo stivale, più del 40% è stato destinato ai 332 vini DOC (Denominazione di Origine Controllata) ed ai 73 vini DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita); circa il 30% ai vini IGT (Indicazione Geografica Tipica) e la restante parte ai cosiddetti “vini da tavola”.
Drastica riduzione, invece, della produzione di vino novello che, già nel 2016, era scesa a 2 milioni di bottiglie.
Le cause, in generale, sono da ricondurre ad un’annata anomala e fin troppo complicata: vi sarebbe stato, infatti, un ritardo dei germogli ed un recupero della fase vegetativa della pianta, ma con temperature che hanno influito sulla fioritura. 
La siccità, poi, ha fatto il resto, tanto che in Puglia vi è stato un calo della produzione di almeno il 30%: “Certamente si tratta di medie inferiori alla norma – ha dichiarato il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – però la qualità, ad oggi, è buona con risultati tutto sommato incoraggianti a differenza di altre annate in cui, con condizioni simili, abbiamo avuto vini di scarsa qualità”. 
Lo stesso Cantele sottolinea anche le svariate difficoltà incontrate da chi vende l’uva così come da chi la trasforma. “Uve meno ricche e costi più elevati – sostiene il Presidente Coldiretti Puglia – anche perché alcuni agricoltori hanno dovuto utilizzare l’irrigazione”.
Quello dell’irrigazione, dunque, è un altro tema da affrontare con una certa sollecitudine, giacché molte aree della Puglia sono state impossibilitate ad usufruire dell’acqua per uso irriguo. Tuttavia, sempre in tema di uve, sembrerebbe che a risentirne maggiormente siano state le varietà precoci a differenza di quelle più tardive che, certamente, daranno i risultati migliori grazie pure ad un’attenta gestione agronomica dei vigneti ed ad una adeguata irrigazione.
Sul tema si esprime anche l’Assoenologi: “A memoria d’uomo – dichiara Massimiliano Apollonio, presidente dell’Associazione per la Puglia, la Calabria e la Basilicata – non si ricorda una stagione come quella in corso, anche in considerazione di eventi climatici accanitisi con inusuale ed eccezionale portata”.
Il riferimento, chiaramente, è all’ondata di neve e gelo che, fra marzo ed aprile, ha letteralmente bruciato molti germogli ormai ben sviluppati e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare. Dal gelo all’ondata di caldo estiva, il passo è stato breve. Ed ecco i risultati: una produzione decimata, seppur di qualità (ai 9 milioni e seicentomila ettolitri del 2016 si contrappongono i circa 6 milioni e mezzo di ettolitri del 2017).
“La diminuzione dei quantitativi prodotti e la popolarità anche internazionale di eccellenze varietali uniche quali primitivo, negroamaro e nero di troia – aggiunge Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – il successo di importanti vini a DOP quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citare i più conosciuti, espongono il comparto a rischio frodi e speculazioni. Prezioso il lavoro di Ispettorato Centrale Repressione Frodi, Nas, Corpo Forestale, affiancati negli ultimi anni dagli organismi di controllo terzo delle DOP e IGP, relativo ai controlli in campo, per la verifica del rispetto delle rese per ettaro sia delle uve fresche che di quelle appassite sulla pianta. Nonostante il calo produttivo, il comparto conferma la grande dinamicità e di essere punto di riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere al meglio il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione”.
In definitiva, i vini pugliesi di maggiore qualità saranno i rossi, soprattutto quelli più strutturati. I bianchi ed i rosati, invece, saranno un po’ più alcolici della media e con una acidità un po’ più bassa. Annata eccezionale per il Negroamaro e comunque per tutti i vigneti piantati ad alberello dove, i grappoli, sono stati protetti dal caldo grazie alla presenza di molte foglie. Così, prendendo il sole di riflesso dal terreno, ha permesso una lenta e giusta maturazione.
 
Antonio Soleti
a.soleti@alice.it