Xylella in Puglia

01.11.2017 18:35
Xylella, da Bruxelles c’è l’OK: SI al reimpianto di ulivi in Puglia
 
Presto sarà finalmente possibile rilanciare l’olivicoltura salentina: l’Unione Europea ha infatti, in questi giorni, dato il consenso a che si possano reimpiantare specie di ulivo differenti da quelle colpite dal famigerato batterio della Xylella fastidiosa esattamente nelle aree in cui l’infezione è stata accertata (in Puglia ma in modo particolare nell’intera provincia di Lecce ed in alcune zone che ricadano in agro di Brindisi e di Taranto).
A quanto è dato di sapere, infatti, le nuove misure di contenimento recentemente ratificate dal Comitato fitosanitario con sede a Bruxelles, tutte le piante destinate ad essere eradicate perché colpite dalla malattia, potranno tranquillamente essere sostituite da altre ritenute più resistenti.
 
Questo significa che da qui al prossimo decennio, nuove distese di ulivi sani, giovani e verdeggianti popoleranno i terreni pugliesi ed il settore più significativo dell’agricoltura regionale (considerando la presenza di 10 milioni di ulivi nel Salento e 60 milioni in Puglia) potrà godere di una nuova boccata di ossigeno  e sarà possibile, ad agricoltori ed olivicoltori, rilanciare l’indotto economico.
Un risultato a lungo agognato e che ora è finalmente divenuto realtà tangibile, seppur – come sostiene il ministro alle Politiche Agricole, Maurizio Martina – è frutto di un costante lavoro diplomatico presso la sede dell’Unione Europea.
 
Ma non è tutto. Alla “cassazione” del divieto di reimpianto (in vigore dal 2015) da Bruxelles arriva anche il nulla osta per due misure di rilevante importanza che hanno sempre a che vedere con l’economia e la tutela del territorio pugliese ovvero la possibilità di non abbattere piante monumentali non contaminate dalla Xylella e situate a 100 metri da una pianta infetta. Purché si garantisca la protezione dal vettore e vengano ispezionate con cadenza periodica.
 
Lo stesso provvedimento inerisce anche la possibilità di movimentare le tre varietà di vite che non risultano suscettibili al batterio, cioè il Negramaro, il Primitivo ed il Cabernet Souvignon, evitando di sottoporle alla termoterapia, ovvero l’impiego di bagni in acqua calda a cui sottoporre il materiale di moltiplicazione. Anche questo provvedimento consentirà ai vivaisti delle barbatelle di riprendere fiato dopo anni di rallentamento forzato.
 
Il monitoraggio, comunque, non si arresta giacché il batterio e la sua pericolosità non sono stati certo debellati e seppur, da più parti, viene espressa soddisfazione  per il pubblico riconoscimento dello sforzo sostenuto, i controlli continuano imperterriti e sono stati estesi alla fascia immediatamente a sud di Bari, coinvolgendo i territori di Noci, Turi, Acquaviva, Gioia del Colle e Valenzano, dove è stata chiesta la collaborazione di cittadini e agricoltori affinché i tecnici dell'Arif possano entrare nei fondi per i prelievi. Gli ultimi alberi infetti da Xylella sono stati scoperti nelle campagne di Ostuni, Ceglie e Fasano.
 
«Il reimpianto nelle aree infette è una misura importantissima – dichiara a tal proposito Raffaele Cazzetta, titolare dell’omonima azienda a Palmariggi, a sud di Lecce, e che da ben cinque generazioni custodisce un patrimonio fatto da tradizione ed esperienza – ed un’occasione per ricostituire una nuova olivicoltura, ponendo in essere però le condizioni a che non prenda il sopravvento il cosiddetto superintensivo che creerebbe solo confusione in quanto già abbondantemente utilizzato, se non addirittura abusato, in nord Africa, e finiremmo col fare oli indifferenziati. Quindi sì al reimpianto ma con delle piante totalmente italiane che favoriscano a rendere la nostra olivicoltura maggiormente strutturata e meccanizzata. Il punto essenziale è quello di ricostituire la figura del ‘contadino’ che, nel tempo è venuta meno e questo può essere reso possibile da una sorta di aggregazione di terreni da affidare a giovani volenterosi, capaci di strutturarsi attorno alle piante autoctone che, se curate attentamente seguendo appositi disciplinari, possano produrre olio extravergine da piante che hanno una storia che può essere raccontata. 
Personalmente – conclude Cazzetta – sono favorevolissimo a questa nuova disposizione europea purché sia salvaguardata la nostra identità che può avvenire solo e soltanto attraverso la giusta attenzione da dedicare alla salvaguardia dei nostri ulivi, il più delle volte monumentali e millenari».
 
Antonio Soleti
a.soleti@alice.it