Annalaura Giannelli Scrittrice

Annalaura Giannelli Scrittrice

Scrittrice salentina. "Di Terra e d'Anima" ADDA 2012 - Premio Progresso e Cultura 2014; "La figlia del destino" ADDA 2015 Premio Terre d'Oltremare 2016. 

 

"La Figlia del destino" in un video virale per la regia di Antonio Palumbo e l'interpretazione magistrale di Mingo De Pasquale. sulla nostra WEBTV
     
Di Emanuela Boccassini
Annalaura Giannelli ha abituato i suoi lettori a romanzi densi d’amore, di sentimenti puri, di personaggi forti e complessi. Nel suo ultimo lavoro, certo non ha deluso le aspettative. “La figlia del destino” (Adda editori) non racconta ‘solo’ di una figlia che il destino ha voluto concedere a una donna, nel momento di maggior sconforto e delusione verso la vita. Narra anche, e principalmente, di vicende che fanno parte della nostra storia. Di una pagina che spesso viene dimenticata, ma che è viva in chi ha partecipato attivamente alla sua scrittura. .
Ambientato nel 1991, durante i caotici e indimenticabili giorni dello sbarco albanese sulle coste brindisine, il romanzo rende intensi i ricordi, e davanti agli occhi si dipanano quelle struggenti immagini mandate dai telegiornali dell’epoca. L’opera della Giannelli è canto d’amore alla vita e alla fratellanza. È un canto alla speranza per chi soffre, affinché, grazie  a una mano tesa, possa superare immani vicende a cui il destino sottopone. Soprattutto è un canto della memoria. Il romanzo rammenta la partecipazione e lo sforzo incridibili dei Brindisini, impreparati a un evento di tale portata, ma che hanno risposto col cuore al dramma presentatosi dinanzi a loro. Hanno soccorso e accudito duemila persone riversatesi nella provincia pugliese ormai in tilt. Hanno mostrato al mondo intero – e per questo hanno meritato un riconoscimento nazionale – il vero significato delle parole accoglienza e solidarietà. Alle difficoltà del viaggio, alla disperazione della situazione, alla fame, al freddo si aggiunge l’attesa infinita davanti al litorale italiano, dove la guardia costiera blocca la nave. Momenti interminabili che gelano il sangue, scandiscono i secondi come fossero secoli e che fanno perdere le speranze rendendo il viaggio della salvezza un lungo incubo infernale.
Nell’opera l’autrice, come un’abile ricamatrice intreccia memorie e fantasia, immagini storiche e volti che riempiono sogni e desideri. Nel tessuto narrativo le vicende di immigrati e autoctoni si intersecano perfettamente creando un’atmosfera di odori, paure, speranze, gioie e dolore. Sullo sfondo di una vera e grande tragedia umana, di una popolazione privata di lavoro e dignità s’inseriscono piccole tragedie personali. S’incrociano vite che un sottile, eppure visibile, filo unisce per sempre. Assunta, Dario, Curran e Anjeza sono le figure principali di quest’opera corale. Le loro esistenze si innalzano tra le tante, quasi come un exemplum vitae. Quasi a indicare la via giusta. Tutti e quattro sono vinti dal destino che pare accanirsi contro di loro. Ma la vita è piena di sorprese e, quando tutto sembra volgere al peggio, quando le attese stanno per svanire e sono pronti ad accettare l’inevitabile vortice di sofferenza e apatia, sconfitta e rassegnazione, tutto cambia. Allora avviene il miracolo e, anche il semplice contatto con un altro essere umano trasforma l’esistenza e devia il cammino indirizzando verso la luce nel lungo e buio tunnel.
Le vite dei quattro protagonisti si intersecano e combaciano come metà della stessa medaglia. Curran, ribelle ed eroe albanese, dopo il triste e violento epilogo della vita della moglie, decide di lasciare la sua patria e rifarsi una vita con sua figlia. Ma, durante il viaggio vengono separati. E inizia la disperata ricerca del suo unico affetto.
Nel cuore straziato di Assunta si annidano sconforto e rimpianti per una famiglia non realizzata e un matrimonio fallito, senza sapere perché e come. Giovane e bella si ritrova sola in una città che non é la sua, accolta perché moglie del farmacista De Vinci, apprtenente a uno dei casati più antichi e nobili del brindisino. Un giorno trova sul pianerottolo di casa Anjeza affamata, sporca, impaurita e febbricitante. La donna la accoglie e si prende cura di lei come se il destino le avesse offerto una seconda occasione. L’improvvisa quanti inaspettata ma desiderata presenza di Anjeza distrae Assunta dai suoi tormenti, la porta a sgombrare la mente e occuparsi solo della bambina, bisognosa di una madre e di tanto affetto. Riesce così a riprendersi la sua vita, a sorridere e ad avere certezza nel futuro e in se stessa. Grazie ad Anjeza Assunta conosce Dario, colonnello dell’esercito italiano inviato a Brindisi per gestire lo stato di emergenza.
Il fato sembra giocare con le sue ‘vittime’, rimescola le carte, dona e toglie loro sempre qualcosa. Tuttavia a ciascuno lascia fiducia, cambiamenti fuori e dentro. La mano del destino che ha guidato verso di lei Dario e Anjeza, ha concesso ad Assunta un dono ancora più prezioso: riconoscersi come donna a tutti gli effetti, riscoprire nella tragedia l’Assunta di prima, prima di annullarsi per compiacere l’ex marito. Riacquisisce grinta ed energia, la voglia di vivere. È, ora, pronta a lottare per sé e per il domani. Il destino ha permesso, a lei come a Curran e Dario, di riscoprire il desiderio, la gioia di poter sognare tutto quello che era stato negato fino a quel momento. Il destino ha donato a tutti la speranza.